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mercoledì 10 febbraio 2016

Gli RPG ignorati #angolodellecuriosità





Su suggerimento di un amico, e spronato manco a farlo apposta dallo star giocando in questo periodo uno degli RPG più ignorati della scorsa generazione, The Last Remnant, ecco una lista degli RPG/JRPG più ignorati della storia dei videogiochi, perché in fondo, da amante del genere, so bene che oltre al solito Final Fantasy (di cui tutti portano sempre e solo come esempio VII e X) o The Elder Scrolls (ancora peggio visto che tutti nominano solo Skyrim), nessuno nomina mai altro.



Blue Dragon


Sì, non state avendo le allucinazioni, quella serie che davano qualche tempo fa su Italia 1 era tratta da un JRPG, ma un minimo di backstory è dovuta: dopo il clamoroso fiasco di Final Fantasy: The Spirits Within (film costato alla Square 137 milioni di dollari ma che ne incassò a fatica 85), Squaresoft si trovava abbastanza nei guai finanziariamente parlando, cosa che portò nel 2003 alla fusione con i loro storici rivali, la Enix, creando la spesso maledetta Square Enix che conosciamo oggi. Questo portò a vari conflitti interni, in seguito ai quali Hironobu Sakaguchi, vice presidente della compagnia e padre della serie Final Fantasy fece armi e bagagli e se ne andò (durante la lavorazione di FF XII, che come i figli durante un divorzio, ha risentito parecchio), per fondare la sua compagnia, la Mistwalker, con l'aiuto finanziario di Microsoft. Questo ovviamente risultò in un accordo per dei giochi in esclusiva per l'allora nuova Xbox 360, primo dei quali fu Blue Dragon. Lasciando stare il fatto che un JRPG su Xbox è un'idea a dir poco tremenda per via dell'utenza meno adatta ai JRPG di sempre, il gioco era un classico JRPG alla vecchia maniera, con molta esplorazione, meccaniche molto stile pokémon in cui usare poteri e magie fuori dal combattimento, e uno dei tratti caratteristici del gioco, le Ombre, concetto che definire palesemente preso da Le Bizzarre Avventure di Jojo è dire poco. A questo si aggiunge lo stile dato all'art director del gioco Akira Toriyama, autore di Dragon Ball, che a momenti è più coinvolto nel mondo dei videogiochi che in quello dei manga.
Come dice la copertina, il gioco era sì completamente in italiano, solo che il doppiaggio era un degno mix di quell'orrore di Asia Argento sulla povera Faith in Mirror's Edge ed un film della Dingo Pictures. Giudicate voi





Baten Kaitos: Le Ali Eterne e l'Oceano Perduto


Fortemente indeciso su quale gioco della Monolith Soft inserire tra Dragon Ball Z: Attack of the Saiyans e Baten Kaitos, ho preferito andare col più meritevole e sopratutto con un'idea originale.
Quasi per niente pubblicizzato, e probabilmente condannato all'oblio anche dall'essere rilasciato sul Nintendo Gamecube, che per quanto buono non è mai riuscito a stare dietro alla PS2, il gioco presentava meccaniche di certo inusuali per un RPG, come il poter salire di livello solo in specifici luoghi (un po' come la serie Souls, dove si può salire di livello solo grazie a personaggi come l'Araldo o ai falò), o l'intera meccanica delle foto per guadagnare soldi, o la bizzarra scelta per il 2005 di usare massiciamente fondali pre-renderizzati come i Final Fantasy per PS1, che tuttavia funzionava come idea. La storia gira attorno ad una serie di isole nel cielo (concetto che in opere giapponesi è presente fino alla nausea) che secondo la leggenda, e vi giuro, non sto scherzando, rimasero sospese nel cielo quando il dio malvagio Malpercio *inserire facepalm obbligatorio per il nome* privò tutti gli oceani dell'acqua. Scemenze e classica storia di vendetta a parte, il gioco è alla fine molto più profondo e intenso di quanto non sembra, e da una software house che ha chiamato una serie di giochi come opere di Nietzsche un po' te lo aspetti. Tragicamente, anch'esso era affetto da un doppiaggio alquanto lolloso, anche se solo in inglese stavolta.

The Legend of Dragoon



Piccola e bizzarra gemma nascosta della PS1, sviluppato dalla stessa Sony cavalcando l'onda degli RPG portata sulla console da Final Fantasy VII, presentava meccaniche simpatiche come il dover premere combinazioni di tasti per potenziare gli attacchi, e più avanti nel gioco, la possibilità di usare il power up delle armature dei draghi, simile ai sistemi di Trance di Final Fantasy IX e Limit Break di Final Fantasy VII, ma controllabile a piacere. Trama abbastanza anonima a parte, in Italia ha un piccolo culto a causa, ancora una volta, del magnifico doppiaggio, fonte di meme e tormentoni su internet




Shin Megami Tensei


Serie che definirla ignota è dir poco, precede (anche se di soli 3 mesi) il primo Final Fantasy, e come quest'ultima va avanti da quasi 30 anni, punta di diamante della Atlus, generando un numero infinito di spin-off (tra cui serie di particolare successo è Persona, che ha addirittura avuto degli spin-off), e che ha il merito di diverse meccaniche come quella dei "mostri collezionabili" da ben prima di Pokémon, in quanto la maggior parte dei giochi ha tra le meccaniche principali il reclutamento dei demoni in battaglia tramite il sistema di dialogo, che volendo, permette di finire i combattimenti in modo non violento (quindi no, Undertale non ha inventato una cinciallegra), molteplici finali (solitamente Law, Chaos e Neutral), ed un bestiario che prende da mitologie da ogni parte del mondo, da Shinto, ebraismo, mitologie nordiche, cristiane ed altre.
Il tutto contornato da tematiche quasi sempre presenti nella serie e nei suoi spin-off, come il conflitto uomo-dio, o altre specifiche di alcuni giochi, come la ricerca della verità e cosa comporta, o l'inevitabilità della morte (senza contare che la serie Persona prende a concetti dalla psicologia junghiana, come persona, shadow ed altri).
A differenziare i giochi dalla massa si aggiungono stili visivi sempre d'impatto (sopratutto grazie ad artisti come Kazuma Kaneko e Shigenori Soejima), e soundtrack dai toni sempre moderni, a differenza dello stile orchestrale della maggior parte del genere.


Radiant Historia


Rimanendo in tema Atlus, altra gemma dimenticata nelle nebbie del tempo (?) è Radiant Historia per Nintendo DS, altro gioco che fa del suo fulcro i viaggi nel tempo, con una trama che è letteralmente impossibile da accennare senza fare spoiler di qualche tipo. Il sistema di combattimento ha l'interessante idea di controllo del territorio, in quanto i nemici si troveranno sempre su una griglia 3X3 ed i nostri attacchi potranno spostarli in giro, permettendoci di fare combo capaci di eliminare più nemici con un paio di colpi. Unico difetto, l'obbligo di dover giocare per forza alcune sezioni per poi riavvolgere il tempo con la conoscenza degli eventi futuri e prevenire quello che ha causato il nostro viaggio indietro nel tempo, con il rischio di sembrare ripetitivo.

Vagrant Story


Gioco risalente ai tempi di quando Square non faceva soltanto seguiti di Final Fantasy XIII e poco altro, Vagrant Story è un action RPG che seppur nudo e crudo (non sono praticamente quasi presenti interazioni tra personaggi e non ci sono negozi o simili), presenta un sistema intuitivo e dalla giusta profondità, con un sistema di creazione di oggetti e armi facile da comprendere. I combattimenti richiedono un minimo di strategia su come attaccare i nemici (potendo decidere quale parte del corpo attaccare come in Fallout), ed il comparto sonoro per l'epoca era di prim'ordine.
Curiosità, il gioco ha subito una sorta di retcon, in quanto nel corso del gioco non viene mai specificato il continente o mondo dove è ambientato il gioco, ma successivamente all'uscita di Final Fantasy XII, Square dichiarò che il gioco era ambientato ad Ivalice, stesso mondo di FF XII 

Atelier/Mana Khemia


Altro capitolo dedicato più in generale ad una serie che ad un singolo gioco, la serie Atelier (ed i suoi "spin-off" Mana Khemia) ha la particolarità di avere come tema principale l'alchimia, grande attenzione è infatti data al sistema di crafting degli oggetti (a cui è legato anche il sistema di livelli e crescita), ed ai vari laboratori base dei protagonisti, e a differenza di molti RPG, la trama ha toni decisamente più leggeri.

Rogue Galaxy


Uno dei miei preferiti in assoluto su questa lista è l'action RPG Rogue Galaxy, frutto di un'altra software house che con gli RPG ci sa fare alla grande, Level-5, nota ai più per la serie del Professor Layton sulle console portatili Nintendo.
Una delle caratteristiche più evidenti del gioco è lo stile, capace di combinare pirati, fantascienza ed una tecnologia steampunk molto simile a quanto visto ne Il Pianeta del Tesoro, che per un fan di tutte e tre le cose è un voto in più in pagella. Trama classica d'avventura senza troppe pretese, personaggi abbastanza ben caratterizzati ed un sistema di combattimento ben fatto e che richiede una certa gestione delle proprie risorse per essere usato al meglio, risulta un gioco eccellente, condannato all'oblio probabilmente anche dalla sua data d'uscita occidentale, tardo 2007, ben 2 anni dopo quella giapponese, proprio a ridosso dell'arrivo di PS3.
Si spera solo che l'arrivo su PS4 del titolo come parte della libreria di giochi PS2 migliorati gli possa finalmente dare, a 9 anni di distanza, il successo che merita, chissà che non ci scappi un seguito o remake su PS4.


Chrono Cross



Seguito spirituale (ma non troppo) del ben più noto Chrono Trigger, classico dello SNES, Chrono Cross è probabilmente uno dei giochi più ignorati della storia, per ragioni non molto note. Come il predecessore, il gioco si basa tutto sui viaggi nel tempo, ma sopratutto, sui mondi paralleli, come si scopre all'inizio del gioco stesso. Legato all'avventura testuale per Satellaview (add-on del Super Nintendo di cui sono sicuro che un giorno finirò per parlare) Radical Dreamers, ma non suo remake in alcun modo, ne condivide lo scopo originale di espandere alcune plot lines lasciate in sospeso da Chrono Trigger, si trova ancora a che fare con Lavos, sebbene con molti meno riferimenti biblici rispetto al predecessore (sì, Chrono Trigger ha parecchi inaspettati riferimenti alla Bibbia). Come classico di Square ai tempi, il sistema di gioco ha parecchie meccaniche diverse dai soliti JRPG, tra cui la capacità di fuggire persino da boss fight, l'uso della stamina nei combattimenti (che finisce col determinare maggiormente il numero di azioni eseguibili nei combattimenti), e l'assenza di un sistema di esperienza tradizionale, sostituito da una crescita delle statistiche dopo i combattimenti in base alle azioni compiute, e da power up ricevuti dopo le boss fight, riportando tuttavia alcuni elementi di Chrono Trigger come i finali multipli (ben 12). Tra ambientazioni stupende (a cui manca purtroppo lo stile dato al predecessore da Akira Toriyama) ed una colonna sonora tra le migliori del mondo videoludico (composta da Yasunori Mitsuda, uno dei membri del "Dream Team", il team che sviluppò Chrono Trigger), è una vera gemma della PS1, che tragicamente non abbiamo mai avuto ufficialmente in Europa, ma che Square non sembra aver dimenticato, dato che al porting DS di Chrono Trigger sono stati aggiunti due finali extra, di cui uno che collega meglio il gioco al successore. Sperando che quel "Chrono Break" registrato un decennio fa da Square si trasformi un giorno in un terzo capitolo della serie (dopotutto, dopo l'annuncio di Star Ocean: Integrity and Faithlessness uno ci spera), vi lascio con un esempio della soundtrack eccezionale del gioco:





domenica 31 gennaio 2016

Le traduzioni errate in Pokémon #angolodellecuriosità





Ed eccoci ad un'altra parte enorme della mia vita: Pokémon. Probabilmente il primo fenomeno di massa che io abbia mai vissuto, e decisamente uno dei più grandi, non è un segreto infatti che tra fine anni '90/inizio 2000 praticamente TUTTI hanno avuto a che fare con Pokémon, in un modo o nell'altro, e che il mercato fosse letteralmente inondato di prodotti a marchio Pokémon: giocattoli, vestiti, gadget, carte, film (su cui tornerò in futuro, se non per i primi 10 almeno per i primi 3 e qualcuno in più come Jirachi Wish Maker), snack, tutto. Persino in Italia, e spendo un secondo per parlare delle meravigliosamente caloriche e buone merendine di Mr. Day dei Pokémon, essenzialmente delle brioches di cioccolato con sopra al centro un medaglione di cioccolato bianco con su inciso un pokémon, e che ti regalavano una calamita di un pokémon (ne ho ancora due, un Pineco ed un Houndoom), o i muffin che avevano come sorpresa un pupazzetto di gomma, e per cui c'è una petizione per chiedere a Parmalat di rifare le merendine.
Ma non siamo qui per parlare di questo: parliamo di traduzioni errate in Pokémon. Piccola premessa, la lista non includerà solo errori veri e propri, ma anche significati persi o impossibili da tradurre dal giapponese. Quindi, iniziamo


Splash


Simbolo di Magikarp, per qualche motivo sempre messo nella lista dei peggiori Pokémon di sempre, Splash è l'unica mossa nel gioco a non servire letteralmente a un cavolo se non a deridere il pokémon che la usa. Ma allora, come mai è di tipo normale e le animazioni di essa raffigurano sempre il pokémon che saltella? Semplice, perché il nome originale della mossa, Haneru, in inglese si può tradurre sia come splash che come hop, "saltello". You had one job.

Aeroassalto


Mossa dal nome ed origine interessante, può essere imparata da molti pokémon non di tipo Volante per un semplice motivo: il suo nome originale, Tsubame Gaeshi, si traduce rozzamente con "il ritorno della rondine", e fa riferimento allo stile di combattimento della spadaccino giapponese Sasaki Kojiro, il cui movimento con la spada ricordava quelli delle rondini in volo, che spiega anche come nell'anime la mossa abbia come effetto delle correnti d'aria che assumono la forma di una coda di rondine


Bagliore


O Sguardo Feroce dalla sesta generazione in poi, è una mossa che induce paralisi nell'avversario, ed il motivo per cui può essere imparata solo da Pokémon simili a serpenti è perché il suo nome originale è Hebinirami, "sguardo del serpente", facendo probabilmente riferimento alla leggenda di Medusa, una delle tre gorgoni, che aveva il potere di pietrificare le persone con lo sguardo ed aveva serpenti al posto dei capelli


Speculmossa


Anche qui, c'è un motivo ben preciso se Speculmossa, che permette di copiare l'ultima mossa eseguita dall'avversario, è di tipo Volante, e la possono imparare solo pokémon volante o con tratti simili ad uccelli (ad eccezione di Togepi) : il suo nome originale si traduce all'incirca con "imitare a pappagallo"

Fuocobomba


Giuro che se sento ancora qualcuno dire che Fuocobomba ha la forma del kanji per fuoco sarò io a dar fuoco a loro. Il nome originale della mossa è Daimonji, riferimento al falò gigante che si accende durante il festival giapponese Gozan no Okuribi, nella forma del carattere 大, letteralmente "grande"


Giornopaga


Mossa peculiare di Meowth, in originale si chiama Neko ni Koban, moneta per un gatto (espressione equivalente al nostro "dar le perle ai porci"), in riferimento alle origini del pokémon, il Maneki Neko, una statuetta di gatto con una moneta nella zampa che si dice portar fortuna.


Sdoppiatore


Errore di traduzione tutto italiano, in originale Sutemi Takkuru, all'incirca "attacco rischia-vita", e in inglese chiamato invece Double edge, come una lama a doppio taglio, entrambi nomi che riflettono il danno che subisce l'utilizzatore della mossa, significato completamente perso in italiano col nome Sdoppiatore


Autodistruzione


Decisamente più sottile, il nome originale della mossa è Jibaku, che sì, significa autodistruzione, ma può anche essere inteso come "attentato suicida"


Doppioteam


Altro riferimento abbastanza figo ma perso in traduzione, il nome originale della mossa è Kage Bushin, clone d'ombra, tecnica usata di continuo in romanzi, manga o altro parlando di ninja, esempio famoso è Naruto.


Marchiatura


E dopo il fail di Sdoppiatore, merito va alla traduzione italiana per Marchiatura: in originale chiamata Rengoku, purgatorio, in inglese per motivi religiosi è stata cambiata in Inferno (come se inferno non avesse riferimenti religiosi, valli a capire gli americani), ed in italiano Marchiatura, che assume senso considerato che la mossa infligge sempre scottatura, come una marchiatura a fuoco

Falsofinale



Altra mossa che ha molto più senso in giapponese, il suo nome originale è Mineuchi, che indica il colpire con la parte non affilata di una spada, legata al fatto che Falsofinale non può sconfiggere un pokémon dato che lo lascerà sempre con 1 HP. Ciò che non si spiega, è come nell'anime Shingo volesse finire con Falsofinale


Dragobolide



Altra mossa nata da un gioco di parole, in giapponese si chiama Ryuseigun, che letteralmente vuol dire pioggia di meteoriti, ma ryu è anche il termine giapponese per drago


Nottesferza



Ultima della lista, e mossa dalle origini decisamente più inquietanti, il suo nome originale è Tsujiri, che indica una pratica di molti samurai per testare una nuova spada: il samurai si nascondeva in genere ad un incrocio attendendo un passante di classe inferiore, di solito servi o altre classi con diritti molto più bassi rispetto ad un samurai, per attaccarlo e testare quando la nuova spada potesse tagliare. Non a caso è una mossa di tipo Buio, che in giapponese si chiama Aku, male.


























domenica 24 gennaio 2016

15 curiosità su Harry Potter #angolodellecuriosità



Iniziamo oggi con una rubrica un po' più veloce da mandar giù, l'angolo delle curiosità, dove, e grazie al cavolo aggiungerei, parleremo di curiosità su una determinata serie. E visto che hanno da poco fatto i primi due film in TV per commemorare Alan Rickman, iniziamo la rubrica con Harry Potter, serie che per i ragazzi della mia generazione ha rappresentato una buona parte della propria infanzia e della fine di essa.



15: La profezia



Più un chiarimento per chi ha visto solo i film (profani), e per questo così in basso, come ci si aspetterebbe dalla Divinazione, Harry sarebbe potuto non essere il Prescelto. La profezia (motivo per cui la Cooman venne assunta ad Hogwarts nonostante non mostri quasi mai doti di Veggente) infatti parla di qualcuno "nato da chi lo ha tre volte sfidato, nato sull'estinguersi del settimo mese", ma Piton, avendone sentito solo metà, non dice a Voldemort un dettaglio importante, ossia che "l'Oscuro Signore lo designerà come suo eguale", la profezia infatti poteva riferirsi a 2 persone: Harry, nato il 31 luglio 1980, e Neville, nato il 30 luglio 1980, entrambi da genitori facenti parte dell'Ordine della Fenice.
Dettaglio enorme omesso dal libro, come tanti altri, come un buon 60% della storia di Barty Crouch Jr. nel Calice di Fuoco e di come il piano per portare Harry a Voldemort fosse ben studiato, e non una serie di coincidenze come sembra nel film.

14: King's Cross


Come per molte cose nell'universo di Harry Potter, la scelta di King's Cross come stazione per far partire l'Espresso per Hogwarts non è stata casuale: la Rowling scelse la stazione poiché è una delle principali vie per la Scozia dall'Inghilterra, ed i suoi genitori si incontrarono su un treno per Arbroath. Quel che invece in ancora meno sanno, è che descrivendola Rowling pensò alla stazione di Euston, e che nella vera King's Cross non c'è nulla tra i binari 9 e 10, motivo per cui nel film vennero usati i binari 4 e 5. Dato il successo della serie inoltre, alla vera King's Cross c'è un carrello per metà in un muro con un cartello sopra "Binario 9¾", ed un negozio di souvenir di Harry Potter.

13: Le origini di Gilderoy Allock


Ricordiamo tutti Gilderoy Allock, l'odioso professore di Difesa Contro le Arti Oscure in La Camera dei Segreti (il cui attore, Kenneth Branagh, mini-trivia, è anche noto per aver diretto il film di Thor del Marvel Cinematic Universe. The Dark World? Non esiste The Dark World), fanfarone e incompetente, oltre che truffatore. Mancava solo la tessera di Forza Italia al suo curriculum.
A detta della Rowling, è l'unico personaggio della serie ad essere basato su una persona reale, che i fan hanno identificato col suo ex-marito, associazione negata dalla stessa autrice, se non fosse che aveva precedentemente dichiarato riguardo all'ex-marito “Aveva l’abitudine di raccontare enorme grandi frottole sulla sua vita passata, tutto progettato per dimostrare che persona meravigliosa, coraggiosa e brillante fosse. Probabilmente ora è là fuori a dire a tutti che ha ispirato il personaggio di Albus Silente. O che ha scritto lui i libri permettendomi di dire che l’ho fatto io solo per gentilezza“.
Insomma, se state sulle scatole alla Rowling, è capace di farvi prendere per i fondelli da milioni di persone, occhio.

12: Personaggi omessi



Con tempi cinematografici di mezzo, è anche normale che personaggi minori o con ruoli non molto influenti sulla trama (o facilmente sostituibili) vengano esclusi, come il personaggio di Pix, ma non siamo qui per parlare del poltergeist che assilla le matricole di Hogwarts. La Rowling stessa infatti, durante la scrittura di Il Calice di Fuoco, pensava di introdurre un altro parente di Ron, una cugina materna (pare figlia del cugino broker di Molly Weasley menzionato da Ron), di Serpeverde, Mafalda Prewett, che avrebbe dovuto passare in qualche modo informazioni al trio sui Mangiamorte recuperandole da discussioni tra figli di Mangiamorte come Malfoy, scartata in quanto avrebbe costituito un buco di trama che la costrinse a riscrivere mezzo libro, dato che c'era un grosso limite a quanto una ragazzina di 11 anni potesse fare. Terribilmente dispiaciuta di non averla potuta inserire in quanto una dei suoi personaggi preferiti, a detta della Rowling la sua conoscenza sarebbe stata al pari di Hermione.


11: Pazienza



Pare che il primo capitolo de La Pietra Filosofale sia stato riscritto completamente circa 15 volte, poiché ogni volta a sua detta Rowling lasciava trasparire troppi dettagli sul futuro della saga.
In una di queste stesure alternative, le famiglie di Harry ed Hermione vivevano vicine, i Potter su un'isola poco lontana dalla costa e i Granger sulla terraferma, ed il padre di Hermione, dopo aver visto una notte dei lampi verdi provenire dall'isola si avventura al largo per capirne l'origine, trovando la casa in rovina ed i corpi esanimi di James e Lily. In un altra, a rivelare il nascondiglio dei Potter era un servitore di Voldemort, Pyrites, poi omesso dalla serie o rilavorato nel personaggio di Peter Minus, che indossava guanti bianchi, con la tendenza a macchiarli con il sangue di chi uccideva.
Similarmente, pare che il capitolo "Il Marchio Nero" di Il Calice di Fuoco sia stato riscritto circa 13 volte, e che il capitolo de Il Principe Mezzosangue "L'altro ministro" fosse già stato scritto 13 anni prima dall'autrice, con vari tentativi di inserirlo nel primo, terzo e quinto libro, senza però mai trovare uno spazio adatto.

10: Spicci



Nella serie Harry è un ragazzo molto ricco poiché all'epoca della stesura della Pietra Filosofale, la Rowling si trovava in ristrettezze economiche, e decise così di proiettare su Harry i suoi desideri. Manco a dirlo, nel 2006 Forbes stimava che il patrimonio della Rowling superasse il miliardo di dollari USA, rendendola non solo effettivamente la prima persona a diventare miliardaria scrivendo esclusivamente libri, ma anche la donna più ricca del Regno Unito, superando la Regina Elisabetta II, e la seconda donna più ricca nel mondo dello spettacolo dopo Oprah Winfrey.

9: Fashion statement


La cicatrice di Harry è stata applicata col trucco all'incirca 6000 volte, non solo su Daniel Radcliffe, ma anche su stuntman e controfigure che lo sostituivano. Inoltre, i lunghi capelli biondo platino di Lucius Malfoy non vengono mai descritti nei libri, nascono infatti da un'idea dell'attore che lo interpreta nella serie, Jason Isaacs, preoccupato che il personaggio potesse somigliare troppo al figlio Draco in caso gli avessero dato capelli corti.
Durante la serie sono stati usati all'incirca 25.000 capi di vestiario, di cui ben 600 divise scolastiche, e le scene in cui sono stati richiesti più personaggi da vestire sono state quelle della battaglia di Hogwarts ne I Doni della Morte Parte II, con 400 Mangiamorte, studenti, Ghermidori e professori, e quelle della Sala Grande, con sempre circa 400 attori tra studenti e professori. Parlando di Sala Grande, è uno dei pochi set costruiti da zero, e per cui non è stata usata una location preesistente. Il production designer e direttore della scenografia Stuart Craig spese buona parte del budget destinato al set per della pietra di York per costruire il pavimento della Sala Grande, decisione discussa a lungo tra lo staff e i capi del progetto alla Warner Bros., ma si rivelò un investimento per il futuro, visto che essendo i materiali di alta qualità il set ha resistito per i 10 anni di produzione dei film e milioni di passi di centinaia di attori e membri dello staff.

8: Harry passione animali



Ci sono diverse curiosità riguardanti la serie e gli animali: per la scena della lezione di Trasfigurazione della professoressa McGranitt in La Camera dei Segreti si è arrivati ad avere ben 60 animali assieme sul set. L'animale più grande mai avuto sul set è stato l'ego di David Yates un ippopotamo, il più piccolo un millepiedi. In onore della serie, ad un dinosauro scoperto nel 2004 è stato dato il nome "Dracorex Hogwartsia". Ultima, quando Richard Harris, primo interprete di Silente, vide l'animatronic usato per Fanny, pensò si trattasse di un uccello vero dato il realismo con cui era stato realizzato.

7: Attori birboni


Tom Felton, noto per aver interpretato Draco Malfoy nella serie, pare che avesse prima fatto i provini per i ruoli sia di Harry che di Ron, senza mai aver letto una singola pagina dei libri. Quando gli venne chiesto quale fosse la sua parte preferita, rigirò la frittata dicendo che era la stessa del bambino prima di lui.
E mentre Emma Watson, Hermione, dovette sostenere una decina di audizioni, Rupert Grint, Ron, convinse i produttori con un buffo video rap fatto in casa. 
Inoltre, sul set, si calcola che Daniel Radcliffe abbia rotto tra le 60 e le 70 bacchette, perché nelle pause di lavoro si divertiva ad usarle per suonare la batteria. Siccome il karma esiste, dato che Daniel Radcliffe non è miope, gli occhiali usati sul set sono montature senza lenti, e Rupert Grint si divertiva ad accecarlo per scherzo attraverso la montatura vuota. Piccola nota slegata ma più o meno a tema, Shirley Henderson, l'attrice che interpreta il fantasma di Mirtilla Malcontenta, all'epoca delle riprese della Camera dei Segreti aveva 37 anni

6: La vecchia scuola


La serie, nel corso dei vari film, ha fatto quanto più possibile ricorso ad effetti speciali tradizionali in scene che non costringevano all'uso di CGI. Nel primo film, le candele sospese nella Sala Grande erano in realtà bombolette speciali con dell'olio per il fuoco e mascherati da candele, sospese a dei fili su ponteggi mobili per farle muovere. Dopo che una di esse cadde durante le riprese (non provocando danni a niente e nessuno, per fortuna) si decise di crearle in CGI per i film successivi. Non è finita qui tuttavia. Il troll di Halloween è stato realizzato in tecnica mista, combinando scene con una complessa impalcatura per le gambe a scene in completa CGI, cosa simile per il Basilisco, per cui venne creato un gigantesco animatronic per scene che non li costringevano a crearlo al computer, animatronic poi rimaneggiato e modificato per l'Ungaro Spinato del Calice di Fuoco, per cui tra le varie modifiche, è presente un lanciafiamme (piccola nota, nei titoli di coda del film, verso la fine, è presente la frase "No dragons were harmed in the making of this movie"). Sempre dallo stesso film, la scena della seconda prova nel Lago Nero venne girata in una enorme vasca circondata da green (in questo caso blue) screens, e durante le riprese di essa, a causa dei bruschi movimenti che doveva compiere, Radcliffe si beccò diversi lividi (in maniera simile all'occhio nero durante la scena dell'attacco di Nagini a Godric's Hollow). Un tentativo simile fu fatto per i Dissennatori in Il Prigioniero di Azkaban, con una tecnica che prevedeva filmare dei pupazzi sott'acqua e poi invertire il filmato per creare il movimento etereo della creature, ma la tecnica si rivelò poco pratica per scene in cui dovevano comparirne molti, e venne scartata.
Si aggiunge però la scena dei 7 Potter ne I Doni della Morte Parte I, in cui (ovviamente tutto messo insieme digitalmente), Radcliffe girò ogni parte dei personaggi trasformati in Harry. A detta di Radcliffe, la scena richiese ben 96 tentativi.

5: E se fosse...



Una volta acquisiti i diritti cinematografici, la Warner Bros. iniziò una lunga ricerca per il regista della serie, che sarebbe dovuto essere uno solo nelle intenzioni originali, per mantenere una coesione artistica. Tra i vari nomi spuntati fuori in questa ricerca, si fa notare quello di Steven Spielberg, che si presentò inizialmente con la bislacca idea di condensare più libri in un solo film animato in CGI, simile alle inquietanti opere in motion capture di Robert Zemeckis e della sua compagnia ImageMovers come Polar Express e A Christmas Carol. Dopo che la Rowling intimò alla Warner di rifiutare l'idea sotto minaccia di ritirare le licenze, Spielberg passò a dirigere un più classico live action del primo libro, venendo sostituito poco prima dell'inizio dei lavori da Chris Columbus. Dopo i primi due film tuttavia Columbus fece marcia indietro, capendo che dovendo seguire la serie per lungo tempo e che i film sarebbero dovuti essere girati uno dopo l'altro per evitare problemi con gli attori più giovani che crescevano, temeva di perdersi la crescita dei suoi stessi figli, ed iniziò quindi la ricerca di un nuovo regista...

4: Incredibilmente fedeli



Quando Alfonso Cuarón prese le redini del terzo film (e a chi si lamenta, vorrei ricordare che sì, era stato preso in considerazione Guillermo del Toro, ma anche M. Night Shyamalan, quindi fate poco gli schizzinosi. Va a finire che ci ritrovavamo Sirius cinese), non sapeva quasi nulla della serie, non avendo né visto i film né letto i libri, e mentre si informava meglio sulla serie, per comprenderne meglio i personaggi chiese a Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint di scrivere dei brevi saggi descrivendogli il loro personaggio e la serie. In maniera quasi inquietante, tutti e tre furono fedeli al proprio personaggio: Emma Watson presentò un saggio di ben 16 pagine su Hermione, Daniel Radcliffe una pagina scarsa in cui riassumeva la storia di Harry, e Rupert Grint non consegnò mai nulla dicendo che Ron avrebbe fatto lo stesso, facendo morire dalle risate Cuarón e dandogli un'idea perfetta dei loro personaggi. A proposito di Cuarón, è anche a lui che dobbiamo l'immagine così organica e omogenea di Hogwarts, poiché volendo dare l'idea di Hogwarts come di un posto reale e non di un insieme di set, incluse nel film molte più scene girate  nel parco, in corridoi e scalinate che connettevano i vari luoghi, dando un'idea molto più chiara di come sia strutturato il castello. Buona parte di questo è stato poi usato per i successivi giochi dell'Ordine della Fenice e del Principe Mezzosangue, che hanno usato ricostruzioni digitali fedeli dei set, con una disposizione quasi identica a quella vista nel Prigioniero di Azkaban.
Storia simile per la stanza con l'albero genealogico della famiglia Black al Numero 12 di Grimmauld Place nell'Ordine della Fenice: durante la creazione del set Rowling fornì un completo albero genealogico dei Black per poter rendere la stanza quanto più accurata possibile, mostrando nomi mai apparsi nei libri e con i ritratti oscurati di chi era stato "radiato" dalla famiglia, come Sirius stesso.

3: Harry Potter secondo Nintendo



Quando nel 1998 i diritti multimediali della serie vennero messi all'asta, Nintendo of America tentò di aggiudicarseli per produrne dei videogiochi, e mise un fermo a tutti i progetti, preparando dei team per creare due giochi diversi: un action-adventure in terza persona (possiamo immaginare simile a quel che poi Electronic Arts creò), ed un gioco sportivo di Quidditch, che avrebbero dovuto creare due serie esclusive delle console Nintendo che sarebbero uscite su N64, GBA, Gamecube e future console Nintendo in concomitanza con la pubblicazione dei libri, e lo stile sarebbe dovuto essere molto vicino alle illustrazioni delle pubblicazioni originali. Rowling declinò l'idea, preferendo che i diritti andassero ad una società che trattava più media, non solo i videogiochi, e così non ci rimangono che concept art iniziali. Da amante della serie e dell'unico gioco di Quidditch uscito, personalmente avrei preferito che Warner Bros. si fosse rivolta alla Nintendo comunque per creare i giochi, ma non si può avere tutto dalla vita.




2: Presunzione



Sembra che qualche anno fa, in una storia che ha del paradossale, J. K. Rowling si sia iscritta ad un forum di discussione su Harry Potter, ovviamente sotto falso nome, e che sia stata prima insultata e tacciata di ignoranza, e poi bannata dagli amministratori. Un po' come la storia di Charlie Chaplin arrivato secondo ad una gara di suoi sosia.

1: Colpo di genio



Quando subito dopo aver finito di scrivere la Pietra Filosofale la Rowling iniziò la ricerca di un editore per pubblicarlo, si ritrovò un'infinità di porte sbattute in faccia. Ben 20 editori respinsero il libro, da secchi rifiuti, a risposte vaghe, fino a derisioni dell'opera, dicendole che un libro del genere non avrebbe mai avuto successo, e che "i romanzi di formazione per ragazzi dovrebbero essere realistici". Immagino che il genio che ha dato questa risposta, leggendo del successo titanico della serie (oltre 450 milioni di copie vendute nei soli paesi anglosassoni a giugno 2011), abbia iniziato a prendere a testate una colonna portante. Nota a parte, per l'audience zarro-ignorante statunitense, negli USA, e solo in quel paese (ma guarda un po'), il libro (e tutto il resto legato ad esso come il film) venne rinominato "Harry Potter and the Sorcerer's Stone", grezzamente, "la Pietra dello Stregone", visto che ritenevano gli americani troppo stupidi per sapere cosa fosse una Pietra Filosofale e come essa si leghi all'alchimia e alla magia.
A seguire, riproduzione della risposta della Rowling al suddetto genio